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Mastoplastica additiva: tipi di protesi e metodi di intervento 02/08/12

Il seno femminile è da sempre ritenuto un punto del corpo che gode di un certo fascino, quindi non è un caso se ormai il 60% delle donne ricorre alla ...


Il seno femminile è da sempre ritenuto un punto del corpo che gode di un certo fascino, quindi non è un caso se ormai il 60% delle donne ricorre alla chirurgia estetica per rendere il loro décolleté più abbondante e, quindi, attraente. Ma dopo il recente scandalo francese delle protesi difettose, sarebbe bene fare il punto della situazione e capire come funziona questo intervento che prende il nome di mastoplastica additiva.


Dunque, cominciamo col dire quali sono le tipologie di protesi che vengono di solito utilizzate e il materiale che le compongono. Nel mercato ne esistono tre tipi a seconda della sostanza di cui sono costituiti:

- Protesi dotate di un involucro di silicone farcito di una soluzione salina sterile.

- Protesi a base di un gel di silicone che può essere più o meno morbido. Queste protesi sono quelle usate nel 90% dei
casi perché anatomiche.

- Protesi a base di polipropilene che permettono al seno di continuare a crescere anche dopo l’intervento; sono però
vietate negli USA.

I metodi di inserzione delle protesi mammarie sono varie, in quanto dipendono anche dalle caratteristiche della paziente, tuttavia le vie di accesso sono costituite dalle areole, dalla zona sottomammellare e dal cavo ascellare. Nel primo metodo, più attuato perché permette il contatto centrale con la mammella, la visibilità dell’incisione è ridotta al minimo perché le cicatrici si confondono con l’areola stessa. Il secondo metodo, impiegato nel 20% dei casi e quando non è possibile utilizzare quello periareolare, prevede l’inserzione della protesi dalla zona sotto la mammella attraverso una cicatrice che, purtroppo, è molto lunga anche se nascosta. Infine, l’inserimento ascellare viene utilizzato solo con le protesi a base salina e prevede che la protesi venga inserita attraverso un’incisione (visibile!) lungo il cavo ascellare. In tutti questi casi, però, sarà prima d’obbligo un’anamnesi specialistica che valuti attentamente le specifiche della paziente, soprattutto perché il seno rifatto deve essere il più naturale possibile!



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