Dolori vaginali: la Vulvodinia, casue, sintomi e cura

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La vulvodinia è il termine con cui viene indicato un disagio cronico della vulva.
Tale patologia rientra nell’ambito delle neuropatie (ovvero sofferenza del tessuto nervoso, che non ha nulla a che vedere con l’esaurimento nervoso).

E’ una neuropatia periferica delle piccole fibre nervose o neuropatia proveniente dal nervo pudendo.

Non sono da escludere scoliosi, traumi coccigei in seguito a cadute ed anche dislivelli del bacino che fanno lavorare in modo errato i muscoli che si irrigidiscono e, a loro volta, infiammano le terminazioni nervose.

Non è da scartare la componente ormonale, a qualsiasi età e non solo in menopausa, quando subentra la secchezza vaginale.

Solitamente non comporta sintomi spontanei ma solo se la zona viene stimolata andando in bicicletta, indossando indumenti attillati, stando sedute per molte ore e, soprattutto, durante i rapporti sessuali.

I sintomi possono essere un bruciore lancinante, come un senso di bruciatura che può rimanere circoscritto all’introito vaginale (vestibolodinia), oppure estendersi verso il clitoride o l’ano, prurito, fitte dolorose, sensazione di punture di spillo.

Vulvodinia: sintomi e come riconoscerla

I sintomi citati vanno avanti da almeno 3 mesi, ma i tamponi vaginali risultano negativi oppure, se positivi, una volta eseguita la cura del ginecologo i sintomi primari non vanno via.

Senso di stretta al basso ventre, come qualcosa che stringe e che tira verso il basso, con forte e persistente urgenza urinaria (questo sintomo potrebbe anche far sospettare di avere la cistite interstiziale).

Molte volte, si può avere una fortissima secchezza vaginale o al contrario perdite abbondanti (leucorrea) pur non avendo alcuna infezione.

Spesso si va incontro ad infezioni ricorrenti perché la zona è meno capace di difendersi dai microorganismi nocivi. Non si sopporta nessun tipo di prodotto, detergenti, creme o lavande antinfiammatorie, ovuli e soprattutto le creme al cortisone: le pazienti hanno sempre riferito un netto peggioramento dopo l’applicazione.

Durante i rapporti si può avvertire una fitta dolorosa all’introito vaginale (zona forchetta) che può andare via durante il coito, riuscendo ad avere un rapporto normale.

Man mano che la patologia si aggrava il bruciore e/o dolore che si avverte solo all’inizio, lo si può avvertire durante ma pure solo
a distanza di ore o addirittura in quelle successive, anche 48 ore dopo. Si può anche arrivare ad avere un dolore così forte che rende impossibile i rapporti.

Tutto ciò dipende dalla contrattura muscolare del pavimento pelvico che è già irrigidito per l’infiammazione ma che, dopo i rapporti o altre stimolazioni (come la bicicletta), si contrae ancora di più.

Purtroppo, la vulvodinia, la cistite interstiziale e l’endometriosi hanno sintomi simili e solo uno specialista esperto può emettere la diagnosi corretta.

Come si diagnostica la vulvodinia

La vulvodinia si diagnostica attraverso la prova dello swab-test (test del cotton-fioc).
Il medico utilizza un tamponcino che va leggermente ad appoggiare sui punti dell’introito vaginale, sulle piccole labbra, il meato uretrale ed il clitoride. Se la paziente è affetta da neuropatia, quel piccolissimo sfioramento provoca una fitta, dolore e/o bruciore fortissimo, tanto da saltare dal lettino.
In situazioni normali invece non ci si deve nemmeno accorgere dello sfioramento.

E’ importante sottolineare che questa patologia ha un capostipite: la fibromialgia o polineuropatie diffuse per il corpo (centraline infiammate che man mano possono coinvolgere altri punti, compresi i genitali) e solo dopo avere scoperto di avere la vulvodinia si ha poi anche diagnosi di altre neuropatie sparse, attraverso la digitopressione di punti ben precisi, definiti "tender points".

I fattori scatenanti della patologia, sono ancora sconosciuti e, al momento, l’ipotesi più accreditata è che sia su predisposizione genetica.

L’elemento più triste è che tutte coloro che ne soffrono sono venute a conoscenza del problema tramite internet, perché quasi nessun medico conosce direttamente questa malattia. Etichettate come malate immaginare, smistate dagli psicoterapeuti o dai sessuologi, che a volte la chiudono sostenendo che la causa sia mancanza d’amore verso il partner e che si tratti di una forma di rifiuto dei rapporti che si somatizza attraverso tali disagi.

Questo senso di solitudine e incomprensione può far incorrere nella depressione, effetto ma non causa della patologia.

Curarsi dalla vulvodinia è possibile

Esistono diverse terapie ed ogni soggetto risponde in modo diverso.

Vittoria: “Sono in cura da quasi due anni. Per 9 mesi ho sofferto di un bruciore insopportabile, 24 ore su 24 che si irradiava fino all’ano. Con terapie mirate, vari aggiustamenti, effetti collaterali, miglioramenti, non sono ancora guarita ma, dovendo dare un voto al mio percorso, ho raggiunto un bel 9! Ho ripreso i rapporti senza dolore e sto diminuendo pian piano i farmaci."

Per divulgare l’informazione su questo disturbo sostenere chi ne soffre è attivo il sito www.disturbivulvari.info e i gruppi di Facebook insieme vinceremo" e "Vittoria Vincente".

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