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Giovani e Malattie sessualmente trasmissibili: il genitore è importante 03/14/12

Indaghiamo oggi il rapporto e la correlazione, se c’è e in che modo, tra giovani e malattie sessualmente trasmissibili, che chiameremo MST per comodità, come riconosciuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, ...


Indaghiamo oggi il rapporto e la correlazione, se c’è e in che modo, tra giovani e malattie sessualmente trasmissibili, che chiameremo MST per comodità, come riconosciuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, per capire quanto rischiano i nostri giovani in fatto di sesso e di salute.


In linea generica possiamo tranquillamente affermare che le MST sono una delle prime cause di malattia, anche escludendo la AIDS, sia tra persone che hanno relazioni stabili, che tra persone che non hanno delle relazioni e dei partner fissi.
Ma quanto incidono le MST sui giovani? Esiste un modo per far conoscere il pericolo di una disattenzione prima che esso diventi concretamente malattia?
A guardare la situazione statistica sembra che ancora non ci siamo: troppe lacune ma specialmente troppa frammentarietà nel messaggio, che non riesce a passare con la giusta forza e determinazione. Cercheremo anche di capire il perché.

Prima di tutto i dati a disposizione: a partire dal 2000 le MST sono state inserite, ed era ora, nel protocollo governativo, a pieno titolo, tra le malattie che possono essere concreta emergenza per i giovani e i meno giovani, cioè per tutti i cittadini, sia del territorio nazionale, che in un senso più ampio, cioè mondiale.

Senza entrare nel merito del grave problema della diffusione della AIDS nei paesi in via di sviluppo e in USA, dove ancora il processo di informazione lascia scoperte intere sacche di popolazione, una maggioranza nei paesi poveri e una minoranza nei paesi industrializzati, cerchiamo di fare il punto sulla situazione italiana.

In Italia, dicevamo, dalla fine degli anni novanta e poi in forma ufficiale a partire dal 2000 sono state pianificate delle iniziative e delle campagne di sensibilizzazione, in cui il Ministero della Salute, insieme alle associazioni interessate hanno giocato un ruolo determinante, le quali come target hanno incluso giovani e meno giovani (iniziative sulla stampa, in piazza, nelle sale “del potere?) per cominciare a trattare le MST. Da questi importanti lavori di studio alla prevenzione sono stati prodotti due tipi di messaggio diversi, per target diversi: da un lato la documentazione fatta di video e depliant da mettere in ospedali e luoghi sanitari e tematici per raggiungere l’adulto, dall’altra materiali di più facile intuizione e programmazione di incontri aperti ai giovani, per arrivare a prevenire la malattia sulla fascia più giovane della popolazione interessata, che si stima attualmente di età compresa tra i 12 anni e i 25 anni.

Le iniziative, di indiscussa importanza e non facili da fare approvare, hanno incontrato molti ostacoli, si pensi ad esempio il problema di integrare la Educazione sessuale ai programmi scolastici, che incontra da una parte il gap formativo degli insegnanti e dei professori, che non sono dei medici, ma ancor più si è scontrata con la controparte: genitori e famiglie, non sempre disposti ad accettare che al figlio minorenne fossero impartite nozioni sul sesso e sulla vita sessuale.

Tuttavia, oltre che le resistenze morali e politiche, viviamo in un paese in cui conta ancora anche il parere dei comitati scientifici cattolici e anche islamici, i quali raramente sono sì favore della educazione scientifica, ma purtoppo resistenti sul piano della concretezza quotidiana, si pensi alla politica contro il preservativo, alla resistenza verso le visite ginecologiche in età minore, alla difficoltà insomma generale di coordinare delle azioni informative che non suscitino i due effetti più temuti: la sdrammatizzazione e quindi annichilimento delle iniziative e la bocciatura da parte del target. Entrambe molto più pericolose della ignoranza generica sul problema.

Nonostante tutti i limiti possibili le iniziative si sono susseguite negli anni, tanto da poter arrivare nelle piazze, dal 2004 la Giornata contro l’AIDS non è più un problema gestito dalle associazioni libere come ad esempio la LILA e dalle Nazioni Unite (il che faceva pensare .. e se scaviamo nella memoria ce lo ricordiamo tutti .. che l’AIDS fosse un problema dell’Africa e dei tossicodipendenti) bensì da 9 anni a questa parte la Giornata Mondiale contro la AIDS è organizzata a livello nazionale, un passaggio che era indispensabile e che è di una importanza grandissima, perché coinvolge direttamente tutte le persone che vivono sul territorio nazionale.


E in tutto questo, che ruolo hanno i giovani? Secondo l’OMS europeo, l’incidenza media in Europa delle MST nei paesi dell’est è in media 100 volte più alta che non nei paesi occidentali: parliamo di dati che vanno da 62,8-164,1 per 100.000 abitanti a 1,46 per centomila casi di persone che ne sono colpite. Un terzo circa di queste persone sono giovani.

MST non è solo AIDS: sono MST anche l’HPV, la Gonorrea, la Sifilide (tornata di recente a causa del melting pot), la Epatite C e B, la Monomucleosi (alcuni casi sono gravissimi), la Clamidia, senza andare poi a indagare altre malattie minori o disturbi che possono colpire e va detto specialmente le donne, che hanno un sistema organico genitale più recettivo alle infezioni e alle infiammazioni.

Per quanto concerne l’AIDS attualmente non esiste un vaccino e l’unico modo per fare prevenzione oltre che l’astinenza è il preservativo. Per l’Epatite esiste il vaccino, ma non per tutti i tipi di epatite, in questo caso l’unico modo per prevenire è lo screening, mentre per l’HPV oltre allo screening in età matura c’è un vaccino, per le giovani che ancora non hanno una vita sessuale.

Diverso il caso di Herpes e Mononucleosi, Clamidia, Gonorrea e Sifilide, per cui l’unico modo per prevenire la trasmissione è una certa consapevolezza sanitaria legata alla propria vita sessuale e eventualmente una serie di esami medici se si sospetta di essere stati contagiati da qualcuno o in qualche occasione averle contratte.

Torniamo ai giovani: perché si organizzano convegni e non si affrontano i giovani in situazioni normalizzate? La prima risposta è la più evidente: il gruppo aumenta conoscenza condivisa e aiuta a dare importanza all’avvenimento. Ma poi queste iniziative raggiungono lo scopo? I dati dimostrano che non è esattamente così.

In un panorama confuso e poco unitario i giovani sono i primi che si trovano non tanto impreparati, ma piuttosto impacciati: il giovane medio non ha un comportamento unitario in tema di sessualità, ogni giovane in fin dei conti ha un margine di personalizzazione, per cui possiamo trovare dei giovani che sono preparatissimi e attenti alla propria vita sessuale, che hanno amici molto stretti che vivono la sessualità in modo completamente diverso.

Tuttavia la conoscenza delle malattie sessuali è ormai un dato di fatto, è difficile trovare un giovane che non sia a conoscenza delle MST, può non conoscerle tutte, tuttavia la grande maggioranza di giovani conosce l’AIDS, conosce l’Epatite e conosce la Mononucleosi, che sono oramai malattie “normalizzate? di cui possono parlare, confrontarsi e discuterne.
Diverso per le altre infezioni, dove ancora persiste un margine di razzismo sessuale, per cui parlare di determinati argomenti rimane tabù per un concetto di etichettamento sociale. Il giudizio dei pari, anche nella malattia, è ancora il primo limite da superare per una piena consapevolezza della propria maturità.

Ed è proprio questo silenzio che miete vittime: il silenzio del giovane sano e il silenzio del giovane malato in tema di sesso creano un coctail micidiale, in cui ci sono sempre tre vittime: i ragazzi coinvolti e la società.

Cosa possiamo fare: la prima cosa da fare è certamente informare i nostri figli, lasciando depliant in casa, facendo qualche battuta ed entrando nel tema con leggerezza, parlando dei casi noti di AIDS, di malattia, senza indagare e senza fare accuse. Questo va fatto presto, va fatto in tempo, prima che il giovane inizi la sua attività sessuale, perché una volta entrato nella vita adulta maturerà delle barriere difensive che non nascono tanto per il problema della salute, quanto per la privacy, quindi il primo passo da seguire è quello di anticipare la vita sessuale, dando certezze in età giovane e prevenendo la incertezza.

Infine, ma questo è il concetto più importante, dobbiamo da genitori prenderci l’incombenza di liberalizzare in casa la presenza del preservativo, delle creme protettive e degli screening per la salute, cose che dovrebbero diventare esattamente come i cerotti .. un oggetto che in casa c’è, serve e quindi in caso di necessità si trova e si sa come usarlo.
Non deleghiamo agli altri, ai professori, ai medici, il ruolo di genitore .. lo facciamo su troppe cose, sulla salute no. Ricordiamoci che nella società moderna, dove non siamo in grado di controllare 24 ore su 24 i nostri figli, non possiamo nasconderci dietro a un dito, con moralismi e ripunganti segreti. Ogni segreto, in salute, è una possibile causa di malattia.

Di Martina Cecco



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